Argimusco, la Stonehenge siciliana fra i Nebrodi e l’Etna

A Montalbano Elicona sorge il più esteso complesso megalitico del mondo: una necropoli fondamentale per lo studio dell’archeoastronomia

0
2411


di Alberto Samonà

* In pochissimi sanno che in Sicilia esiste il sito megalitico più grande al mondo. Il suo nome è Argimusco e si trova in provincia di Messina, in un altopiano che congiunge i Monti Nebrodi con i Peloritani, fra i comuni di Montalbano Elicona, Roccella Valdemone e Tripi, in un’area che va dai 1165 metri ai 1230 sopra il livello del mare. Non distante dall’Etna, che si staglia maestoso poco più a sud, l’Argimusco è composto da giganteschi menhir e dolmen, che per secoli sono stati considerati semplici massi, modellati dal vento e dagli altri agenti atmosferici.

Da qualche tempo gli studiosi hanno, però, scoperto che a modellare i blocchi di pietra sarebbe stato l’uomo e hanno ricostruito l’esatta mappa del sito, la cui fama è divenuta sempre crescente, al punto che Franco Battiato ha scelto questo luogo quale set per diverse riprese del suo ultimo film, intitolato “Attraversando il Bardo”, mentre altre scene sono state girate a Katmandu, in Nepal.

La pellicola è stata presentata per la prima volta proprio all’Argimusco e tratta del concetto di morte nel mondo della Tradizione, con particolare riferimento al buddhismo tibetano e a quello nepalese. Che c’entri questo sito nei monti di Sicilia con i monaci buddhisti del Nepal è spiegato con il fatto che l’Argimusco sarebbe un luogo di passaggio, dunque, uno spazio in cui è possibile un collegamento fra questa realtà e quella ultraterrena della vita dopo la morte.

Misteriosi blocchi di pietra

Fra i grandi blocchi di pietra, due in particolare destano l’attenzione degli studiosi: la loro forma, infatti, richiamano il fallo e la vagina e dunque, la congiunzione fra i due è simbolo della vita che nasce. Un terzo megalite presenta la forma dell’aquila con inciso il simbolo del sole e indica la maestosità, ma anche la vita che vola verso l’immortalità, verso il dopo-morte. Al centro c’è il megalite chiamato l’Orante. Imponente blocco di 26 metri che appare come in preghiera. Spostandosi a ovest, sono presenti le rovine di un dolmen, davanti al quale un masso presenta l’aspetto di un gigantesco menir crollato al suolo.

DSCF8361

Secondo gli studi più recenti, l’Argimusco sarebbe stato una gigantesca area destinata alle sepolture, un necropoli d’alta quota, anche se in periodo successivo – ma sempre in epoca precristiana – sacerdoti vi avrebbero praticato lo studio dell’astronomia e dell’astrologia. L’osservazione del cielo, infatti, sembra una delle attività che si svolgevano in questo luogo, lontano dai centri abitati e ideale per simili studi e ricerche.

Le ipotesi degli studiosi

Fra gli studiosi che più di recente si sono dedicati all’Argimusco ci sono lo scrittore Paul Devins e il docente Alessandro Musco (scomparso qualche tempo fa). In una loro recente pubblicazione, viene sottolineato come i megaliti dell’Argimusco siano disposti quale specchio rispetto alle costellazioni celesti. E non è tutto, perché i due studiosi svelano come nell’Inno di Omero a Poseidone quest’ultimo venga definito come «scultore della terra e delle lande marine, Dio dei profondi abissi e signore del Monte Elicona». Del resto, il forte carattere simbolico dato dalla vicinanza all’Etna, avrebbe favorito anche la considerazione dell’Argimusco quale luogo sacro. Qui si sarebbero svolti riti in onore del Sole e degli Dei. Dunque, gli elementi della morte e della vita, uniti in un’unica «offerta» simbolica alla Luce.

Definito come la «Stonehenge siciliana», la bellezza di questo luogo è data soprattutto dal suo carattere selvaggio, aspro e incontaminato: nessuno scavo archeologico, infatti, è stato mai realizzato in questo altipiano siciliano e la natura è prorompente, come, del resto, un po’ dappertutto in questa parte della Sicilia.

DSCF8425

Inoltre, nel castello di Montalbano Elicona sarebbe seppellito il noto medico-alchimista Arnaldo da Villanova e pare che a partire da fine 1200 nel sito sarebbero state anche svolte pratiche alchemiche. Tanto che alcune rocce, secondo Musco e Devins, avrebbero forme alchimistiche di derivazione ermetico-arabo-sabea.

Fra i primi a parlare dell’Argimusco quale sito megalitico precristiano era stato diversi decenni fa lo studioso Gaetano Maurizio Pantano, che aveva approfondito anche le corrispondenze solstiziali ed equinoziali presenti nel sito, ma l’autore non venne mai tenuto in considerazione. Adesso, a distanza di anni pare che le sue tesi comincino a prendere piede. Da qualche tempo, poi, in Sicilia è operativo un attivissimo gruppo dedito all’archeoastronomia, che organizza diverse iniziative culturali per la conoscenza e la valorizzazione del sito, fra cui un affollato festival, intitolato «Pietere&Stelle».

* Articolo pubblicato sul quotidiano “Libero”



NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

4 × tre =