I mulini a vento a sei pale di Trapani fra i più belli d’Europa

i mulini della città siciliana sono fra quelli ritenuti più belli dalla rubrica "In viaggio nel mondo" dell'Ansa

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Fra i dieci mulini a vento più belli d’Europa, per la rubrica “In viaggio nel mondo” dell’Agenzia Ansa ci sono anche gli antichi mulini a vento a sei pale di Trapani. I mulini siciliani sono in ottima compagnia, sono, infatti, nella “top 10” insieme ai 19 mulini di Kinderdijk, a pochi chilometri da Rotterdam, in Olanda; ai dodici  mulini a vento di Castiglia-La Mancha, nel cuore della Spagna; al mulino che si trova nell’isola greca di Koufonissi; ai mulini di Zaanse Schans, nell’area di Zaandam, nell’Olanda settentrionale; al colle dei mulini di Criptana in Castiglia; al mulino di Cley a Norfolk, nell’Inghilterra orientale; ai due mulini a vento di Santorini in Grecia, al mulino di Molen de Adriaan in Olanda e infine, sempre in Olanda al Molen de Valk, chiamato anche il “falco”, a Leida.

Mulini a vento

I mulini a vento, reperti di archeologia industriale, elemento caratterizzante del paesaggio della salina, macchine ecologiche, che trasformano in energia meccanica la forza dei venti, nella storia dello sviluppo tecnologico sono considerate tra le prime macchine di età medievale, anticipatrici del grande sviluppo rinascimentale.

Due sono le tipologie di mulino che si possono distinguere nelle saline trapanesi:

Il Mulino a stella o olandese, caratterizzato da sei pale trapezoidali di legno, con una lunghezza di quattro metri, su cui venivano stese le vele di tela (cuttunina).

il Mulino americano, che nel tempo ha sostituito il mulino a stella, dotato di ventiquattro pale di lamiera zincata lunghe un metro e 20 centimetri ed autodirezionabile in funzione del vento, che negli anni 50 si è imposto per il facile funzionamento e manutenzione. Un tempo i movimenti delle acque venivano effettuati con l’ausilio dei mulini, che sfruttando il vento per produrre energia eolica, riuscivano a sollevare l’acqua ad un livello di 70-80 centimetri mediante, una vita senza fine di grandi dimensioni, chiamata “spira d’Archimede”.

L’impiego dei mulini, che ancora oggi si ergono tra le vasche, seppur in uno stato di totale abbandono, era limitato all’immissione dell’acqua dalla fridda al vasu cultivu, mentre i passaggi nelle successive vasche, venivano gestite da “chiuse” ossia sportelli in legno. Gli ingranaggi del mulino trasferivano l’energia eolica, moltiplicandola, all’elemento terminale che poteva essere la “mola o macina” a seconda che il mulino fosse stato costruito per la macinazione del sale o per il sollevamento dell’acqua nel caso della spira di archimide.
In passato una persona specializzata chiamata in gergo “mulinaru” si occupava del funzionamento del mulino, le cui pale dovevano essere orientate e legate in funzione del vento. Il mulino americano riusciva a funzionare anche in presenza di venti deboli, infatti, attraverso la coda era in grado di orientarsi e cambiare posizione, disponendosi nella posizione migliore per catare il vento.

 

Le info sui mulini a vento sono tratte dal sito www.salinenatura.it



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