A spasso per Scicli, tra il sacro e il profano di feste e sagre popolari

Sagra delle teste di turco” Oggi andiamo nel ragusano e facciamo tappa a Scicli, monumentale città barocca dalle sembianze di un presepe, il cui nome deriverebbe da Šiclis, uno dei tanti appellativi dei Siculi che la abitarono circa tremila anni fa, e in cui storia, leggenda e gastronomia si intrecciano indissolubilmente

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di Giusi Patti –

Passeggiando per Scicli, scopriamo il sacro della “Festa della Madonna delle Milizie” e il profano della “Sagra delle teste di turco”.

Oggi andiamo nel ragusano e facciamo tappa a Scicli, monumentale città barocca dalle sembianze di un presepe, il cui nome deriverebbe da Šiclis, uno dei tanti appellativi dei Siculi che la abitarono circa tremila anni fa, e in cui storia, leggenda e gastronomia si intrecciano indissolubilmente.

Il suo territorio trasuda tracce dei tanti popoli che l’hanno dominato ma noi, oggi, fermeremo la nostra attenzione sui Musulmani e i Normanni. Secondo alcuni studiosi, sotto i Saraceni, Scicli visse un periodo di grande sviluppo economico testimoniato dallo storico arabo Edrisi che, nella prima metà del XII secolo, così la descrisse: “rocca di Siklah, posta in alto sopra un monte, è delle più nobili, e la sua pianura delle più ubertose. Dista dal mare tre miglia circa. Il paese prospera moltissimo: popolato, industre, circondato da una campagna abitata, [provveduto] di mercati, a’ quali vien roba da tutti i paesi. [Qui godesi] ogni ben di Dio ed ogni più felice condizione: i giardini producono tutta sorte di frutte; i legni arrivano di Calabria, d’Africa, di Malta e di tanti altri luoghi; i poderi e i seminati sono fertilissimi ed eccellenti sopra tutt’altri; la campagna vasta e ferace: ed ogni cosa va per lo meglio in questo paese. I fiumi [del territorio], abbondanti di acqua, muovono di molti molini.”

Ma, nonostante questa tanto decantata prosperità, in una notte di marzo del 1091 d.C., lungo la marina di Donnalucata, si affrontarono le truppe cristiane del Conte Ruggero d’Altavilla con quelle saracene dell’Emiro Belcane. I racconti popolari narrano che, proprio quando la sorte degli sciclitani sembrava segnata ineluttabilmente, apparve, avvolta da una nube, su un cavallo bianco, vestita con un corsetto rosso, un manto celeste, una corona d’oro in testa e la spada nella mano destra, la Madonna dei Milici (detta poi delle Milizie) che li aiutò a scacciare gli infedeli. E proprio al 1093, due anni dopo la cruenta battaglia, risalirebbe la costruzione della chiesetta votiva che custodisce il simulacro di pietra su cui è impressa l’impronta della zampa del cavallo della Vergine Maria.

Nel Castello di Scicli, detto Triquetrum, il 5 Marzo 1653 fu rinvenuta una memoria, in cui si delineerebbero chiaramente i ruoli giocati dalle due armate, che così recita: “Vinni in la marina di li Michenchi, ora dicta Donnalucata lu barbaru Ammiro Belicani Saraxinu”…

In occasione della Festa delle Madonna delle Milizie, patrona della città, che si svolge tutti gli anni nell’ultima settimana del mese di maggio, si celebra anche la “Sagra delle teste di turco”, il dolce sciclitano per eccellenza, a forma di turbante e ripieno di crema pasticcera o ricotta, che viene consumato subito dopo la fine della rievocazione storica e rimanda proprio alla sconfitta dei saraceni.

Buon tour tra storia, credenze e sapori di questa nostra Sicilia.

 



1 COMMENTO

  1. Bellissimo articolo. Scicli è molto bella e ben gestita, grazie in special modo ai giovani che si impegnano a tenere aperti chiese e palazzi anche fino a tarda sera. Speriamo che quanto prima gruppi di giovani si impegnino anche a Modica che è assolutamente da visitare e merita di essere citata.

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