Stromboli, l’isola di “Iddu”, vulcano dalla natura divina

Oggi il nostro viaggio ci conduce a Stromboli, la più celebre delle isole Eolie per il vulcano omonimo e per i suoi tramonti incendiati di rosso

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di Giusi Patti –

Oggi il nostro viaggio ci conduce a Stromboli, la più celebre delle isole Eolie per il vulcano omonimo e per i suoi tramonti incendiati di rosso. Lo Stromboli, Struògnoli in siciliano e Strongyle, cioè rotondo, in greco, per la natura divina che un tempo gli veniva attribuita è chiamato dai suoi abitanti, con reverenziale rispetto, “Iddu”, cioè “Lui”.

Sulla sua origine, e sul perché si trovi di fronte alle coste tirreniche della Calabria e proprio in quello spicchio di mare, ci viene in aiuto una delle tante leggende che colora quello “Stretto” che unisce ciò che è separato e, allo stesso tempo, isola ciò che lo è già per definizione.

Si narra che sul monte che sovrasta la cittadina di Palmi, in provincia di Reggio Calabria, si presentò a Sant’Elia, (Elia di Enna, al secolo Giovanni Rachites, in greco “ίωάννης ῥαχίτης”, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa), un uomo dal volto nero, che altri non era che il diavolo. Questi, aperto il grande sacco che portava sulle spalle e mostratagli una grande quantità di monete, gli raccontò di averla trovata in un casolare abbandonato e di volerla dividere con lui. Il santo, invece, prese le monete, cominciò a lanciarle e queste, rotolando, si trasformarono in pietre nere, quelle che ancora oggi si possono trovare sul monte. Il diavolo, contrariato, balzando in piedi e alzandosi in volo con grandi ali di pipistrello, che gli si erano aperte alle spalle, si tuffò nel mare, sprofondandovi. Dalle acque gorgoglianti e schiumanti si innalzarono delle nubi minacciose che, diradandosi, mostrarono un’isola a forma di cono dalla cui sommità incavata uscivano lingue di fuoco e fumo. Era lo Stromboli con il demonio imprigionato nelle sue viscere. Sul “Monte Sant”Elia”, luogo dell’incontro, ancora oggi si trova un macigno con le impronte delle unghie lasciate dal diavolo prima di inabissarsi, mentre, di fronte, lo Stromboli continua a fumare la sua antica pipa.

Lo Stromboli è stato, continua a essere e sarà, fonte d’ispirazione per il cinema e la letteratura. Il regista Vittorio De Seta, nel 1954, gli dedicò il documentario “L’isola del fuoco”, restaurato nel 2008 dalla“Cineteca di Bologna” e uscito in DVD col titolo “Il mondo perduto”; Roberto Rossellini vi girò “Stromboli, (terra di Dio)”, famoso anche per essere stato la causa della famosa “guerra dei Vulcani” tra Anna Magnani, fino a poco prima, musa e compagna del regista e, subito dopo, abbandonata per Ingrid Bergman, l’attrice svedese che sposò e lo rese padre di tre figli; Jules Verne vi ambientò la conclusione del suo “Viaggio al centro della terra”, romanzo fantastico del 1864.

Un discorso a parte merita, invece, Friedrich Nietzsche che, in un quaderno del 1882 in cui racconta di un suo viaggio in Sicilia, accenna più volte a un vulcano e a un sentiero che lo percorre che rimanda, probabilmente, a Stromboli e al suo possente Dio borbottante. In effetti la quarte parte di “Also sprach Zarathustra” presenta alcune indicazioni geografiche che suffragherebbero questa ipotesi. Ne riportiamo qui la pagina iniziale, nella bellissima traduzione di Liliana Scalero (Longanesi & C., Milano, 1972):

“C’è un’isola nel mare, poco lontana dalla beata isola di Zarathustra, su cui fuma in permanenza un vulcano; di essa dice il popolo (e in particolare le donnette del popolo) che è posta come un masso di roccia davanti alla porta degli Inferi; ma che attraverso il vulcano scende uno stretto sentiero che conduce a quella porta del mondo sotterraneo”.

Ma cosa spinge tanti turisti a scegliere Stromboli come meta di vacanza? Tra i motivi potrebbero esserci, le case bianche in stile eoliano; le pittoresche stradine, la cui mancanza di illuminazione notturna non è trascuratezza, ma scelta ponderata per permettere, dall’Osservatorio, di godere lo spettacolo della discesa del fiume di lava rossa incandescente; il bagno presso lo scoglio di “Strombolicchio” che, secondo gli strombolani, sarebbe il tappo del vulcano lanciato in mezzo al mare da una violenta eruzione e, infine, il magico insieme di questi elementi che ne fanno un magico acquerello. Potremmo continuare nell’elencazione, ma ci fermiamo qui per lasciarvi la suspense di scoprirne altri di persona.

Buon viaggio di “svelamento”



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