di Giusi Patti – 

La nostra passeggiata alla scoperta dell’entroterra siculo continua e, questa volta, ci conduce a Vallelunga Pratameno, paesino della provincia di Caltanissetta adagiato in una valle che sembra accoglierlo con affetto materno.

Questo piccolo centro sorse nel XV secolo grazie al nobile termitano Don Pietro Marino che, nel 1633, ottenuta la “Licentia Populandi” dal viceré Duca di Ayala, creò il feudo “Terra Marini” che, con la dinastia dei Papè, principi di Valdina, diventò nel 1671 “Vallislonge Prato Ameno”, in quanto il titolo di duca di questa baronia comprendeva, oltre il feudo, anche un delizioso giardino e una casa signorile. Ma i nobili Papè-Valdina, ramo nato dal matrimonio tra Paola Vignolo-Papè e Andrea Valdina, fecero un grande dono alla piccola comunità, quello di introdurre il culto della “Vergine nera”. Ma quale era il legame dei Signori di Vallelunga con la “Madonna di Loreto”?

chiesa_vallelungaPer capire ciò dobbiamo fare un salto in Spagna, paese originario dei Valdina, e precisamente a Montserrat, dove già dal IX secolo veniva venerata la “Moreneta”, a cui l’aristocratica famiglia doveva essere molto devota. Proprio nel ‘600, e nel momento della massima devozione lauretana in Italia che conduceva tantissimi pellegrini nel Santuario marchigiano, i Papè- Valdina introdussero la “Bedda Matri di Luritu” come Santa Patrona del paesino dell’entroterra. Ma, mentre la festa religiosa della Vergine del Santuario di Loreto cadeva e cade il 10 dicembre, a Vallelunga si scelse la quarta domenica di settembre. Il motivo è legato al ciclo della terra e al fatto che il nono mese dell’anno era il tempo in cui i contadini, passata tutta l’estate in campagna per la mietitura e la raccolta di mandorle, facevano ritorno a casa.

Durante una grande festa profana, che salutava la fine dell’estate, e sacra, la Madonna nera, le donne preparavano la cubaita, un buonissimo torrone, che ancora oggi potete gustare, con la bacchiatura delle mandorle fatta a mano dai loro uomini. La statua della Madonna, di legno massiccio e con un peso di circa 400 chili, coperta da un manto ricamato e con una corona in testa, veniva, allora come ora, ornata con monili d’oro, donati dai fedeli per ringraziarla o chiederle una grazia, e fatta sfilare per le vie del paese.

IsideLa sua carnagione scura, che ritroviamo anche nelle icone bizantine molto diffuse nell’Italia meridionale e nell’Europa orientale, viene spiegata o con la precisa scelta stilistica e teologica di non rappresentare i personaggi sacri come corpi naturali nello spazio fisico, ma come evocazioni spirituali, oppure come eredità del culto della Dea Iside, raffigurata nera in quanto “la notte che partoriva l’alba”, cioè il Dio Sole. Successivamente, con la diffusione del cristianesimo, molte sue statue furono modificate per assumere i tratti della Madonna.

Vive Iside prima e la Madonna di Loreto ora

 

Foto grande: fonte Youtube



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