Mazara del Vallo tra santi, satiri e… “dervisci rotanti”

il nostro viaggio tocca Mazara del Vallo (in provincia di Trapani) che è città di santi, satiri e uomini di altre terre che l’hanno abitata ed eletta come patria

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di Giusi Patti – 

La Sicilia è terra di miti, leggende, credenze popolari, ritrovamenti e strani personaggi. Oggi il nostro viaggio tocca Mazara del Vallo (in provincia di Trapani) che è città di santi, satiri e uomini di altre terre che l’hanno abitata ed eletta come patria. Nel 1940 per le sue strade si aggirava un uomo infagottato in strati di vestiti, con un berretto per tutte le stagioni, silenzioso, burbero e orgoglioso, come un re caduto in disgrazia e ormai in esilio, che preferiva cercare cibo tra i rifiuti piuttosto che accettarlo come atto di pietà. In una qualsiasi altra città sarebbe stato visto come un clochard qualunque, cittadino invisibile e senza nome, ma non a Mazara.

Qui lo chiamarono “omu cani”, non sprezzantemente ma perché sembrava dovesse mordere da un momento all’altro. Su quest’ospite, ormai residente, fiorirono innumerevoli e fantasiose storie. Secondo una di queste era un principe delle maree, scampato a una tempesta che aveva inghiottito il suo passato; secondo un’altra, uno scrittore che aveva scelto di osservare la vita dalla parte dei “vinti”; per un’altra ancora, addirittura, Ettore Majorana, lo scienziato scomparso nel 1938 e mai più ritrovato. Quest’ultima ipotesi era avvalorata dai racconti di chi affermava che l’uomo senza passato avesse aiutato un ragazzino a risolvere complessi problemi di fisica e matematica.

Ma il 9 luglio del 1973, il misterioso straniero, fu trovato senza vita sui gradini della statua di San Vito, patrono della città, e venne a galla la verità sulla sua identità che deluse chi gli aveva regalato una vita più avventurosa di quella che aveva vissuto. Si chiamava Tommaso Lipari ed era nato a Tunisi nel 1900, nient’altro, ma, nonostante la non epicità della sua vita, entrò di diritto nella leggenda.

Probabilmente questa città, la prima in cui sbarcarono i saraceni nell’827, che ancora li ricorda nei nomi, nei volti, nella sua Kasbah, in cui il rintocco delle campane e il canto del Muezzin, come se fossero un tutt’uno, richiamano all’attenzione e alla preghiera, era stata un potente richiamo per Tommaso, come per tanti altri suoi compatrioti. E questo migrante era, ormai, così mazarese da scegliere di morire ai piedi di San Vito, ricco patrizio che aveva abbracciato gli ultimi e, probabilmente, anche Tommaso nei suoi ultimi istanti di vita.

italy-mazara-del-valloE proprio dal giovane martire mazarese che riprendiamo le fila del nostro racconto. Pur non avendo dati certi sulla sua origine, la tradizione lo vuole nato a Mazara del Vallo, da padre pagano. Secondo un passio del VII secolo, il fanciullo siciliano, dopo aver compiuto già molti prodigi, sarebbe stato arrestato da Valeriano, prefetto della Sicilia, su istigazione del suo stesso padre, offeso dalla repulsione che il figlio aveva mostrato durante un rito sacro a Venere. Torturato, gettato in carcere senza mai rinnegare la sua fede e liberato da un angelo, si sarebbe recato, insieme al precettore Modesto e alla nutrice Crescenzia, entrambi cristiani, in Lucania per continuare il suo apostolato. Chiamato a Roma da Diocleziano affinché guarisse il figlio dall’epilessia, nonostante l’avvenuto miracolo, fu imprigionato e ucciso dall’ingrato e impietoso imperatore.

San Vito, particolare che voglio porre alla vostra attenzione, è il patrono dei danzatori e questo lo lega all’altro abitante, diventato cittadino onorario, che non poteva, quindi, che approdare a Mazara del Vallo nel 1997. Un giorno il mare generoso fece impigliare nella rete di Capitan Ciccio, oltre ai pesci, una gamba di bronzo, che pochi mesi dopo si sarebbe riunita a quel corpo da cui era stata divisa. Era l’arto di una statua del IV secolo, opera, forse, di Prassitele, raffigurante un satiro danzante flesso sul fianco destro, col viso rivolto verso l’alto, colto nel momento della sua danza vorticosa che lo avrebbe condotto all’estatica trance.

derviscioE qui l’immagine dei Mevlevi, ordine fondato da Jalal ad-din Rumi, meglio conosciuti in Occidente come la confraternita dei Dervisci mevlevi (cosiddetti rotanti), viene a imporsi nella mia mente e cosa scopro? Che la frase “Voglio vederti danzare come i Dervisches Tourners che girano sulle spine dorsali”, tratta dall’omonimo testo di Franco Battiato, è riportata proprio su uno dei cartelli informativi del Museo del Satiro, ospitato nella Chiesa di san Egidio. Ancora una volta il caso non è mai un caso e le connessioni che la nostra mente opera, anche se apparentemente stravaganti, affondano in qualcosa che era prima di noi, è e sarà sempre in noi.

Buon viaggio in un luogo in cui le suggestioni sono specchio della realtà.

 

La foto del Satiro danzante è tratta dal sito web del Comune di Mazara del Vallo



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