Viaggio fra le rovine di Selinunte, ”città degli Dei” sul mare di Sicilia

Un luogo magico, carico di storia, a due passi da Castelvetrano

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*Il Parco Archeologico abbraccia una vasta superficie del territorio comunale di Castelvetrano dove, tra la Collina della Gaggera a ovest e la cosiddetta Collina Orientale a est, sono disseminate le rovine dell’antica città di Selinunte.

L’insediamento originario venne stabilito nel VII sec. a. C. nei pressi del fiume Selinos (l’attuale Modione), che dette il nome alla nuova colonia, fondata da popolazioni provenienti da Megara Hyblaea. In perenne conflitto con gli Elimi che ebbero in Segesta uno dei centri più significativi, fu lungamente ostile anche a Cartagine.

Quest’ultima, venuta in soccorso degli abitanti di Segesta, pose a Selinunte un assedio (409 a.C.) che culminò nella sua devastazione, nel massacro di un cospicuo numero dei suoi abitanti, nella prigionia di almeno 5000 Selinuntini e nella rovina degli edifici templari.

Città greca sulla costa sud-occidentale della Sicilia. Antica Polis fondata nel VII secolo a.c. dai Dori.
Fu totalmente distrutta nei suoi edifici templari dai cartaginesi. Successivamente ricostruita da coloni greci e punici. Emocrate temendo la conquista da parte dei romani tentò di riorganizzarla. Nel 250 a.c. i Romani dopo aver vinto la prima guerra punica la conquistarono per poi distruggerla definitivamente per la seconda volta.

Ebbe una vita breve circa 200 anni e nonostante ciò la popolazione crebbe fino a raggiungere 100.000 abitanti.

Sito archeologico SelinunteIn epoca Altomedievale i pochi resti architettonici, furono ulteriormente devastati da un grave sisma e solo nella prima metà dell’Ottocento ebbero inizio i primi lavori di scavo ad opera di due architetti inglesi i quali ne scoprirono alcuni elementi architettonici. Recentemente la zona archeologica è stata definitivamente sistemata costituendo un parco e allestendo l’Antiquarium. Il parco archeologico di Selinunte è oggi considerato il più ampio ed imponente d’Europa: si estende per 1740 km quadrati e comprende numerosi templi, altari e santuari. A tutt’oggi gli scavi continuano, data la vastità della zona e parte della città antica, resta ancora sotto terra.

L’Acropoli

Si possono distinguere due periodi storico-architettonico dell’acropoli di Selinunte: il più antico, quello greco, databile dal VII al V sec a.C.; il successivo quello punico risalente al IV – III sec. a.C. L’Acropoli si presenta in forma regolare, ortogonale, strade che orientano da est-ovest incrociando l’arteria nord-sud. Quest’ultima parte non presenta forma ortogonale poiché costituiva un’area sacra denominata ”città degli Dei”. I templi di Selinunte vengono indicati da lettere dell’alfabeto, essendo incerta l’attribuzione dei singoli templi alle varie divinità e ai riti ad esse dedicati.

All’interno dell’acropoli esattamente verso ovest, sorgono quattro templi:


 

Tempio-sito-archeologico-di-SelinunteTempio A e O

Il tempio A e il tempio O erano identici. Molti studiosi attribuiscono i medesimi, a due fratelli ovvero Castore e Polluce, figli di Leda. Polluce ricevette dal padre (Giove) il dono dell’immortalità e dato l’infinito affetto che legava i due fratelli e che sarebbero vissuti insieme, Giove stabilì che sarebbero stati trasformati in due astri che nello zodiaco si chiamano “gemelli”.

Tempio C

Fu costruito intorno al 580 a.C. E’ il più grandioso dell’acropoli. La base su cui si ergeva si elevava su quattro gradini. L’edificio è periptero esastilo(tempio con sei colonne nel frontale lungo 63,70 metri e largo 24 metri)la cella, (parte interna e centrale del tempio col simulacro del dio) di 41,53 X 10,40 metri, era preceduta da un pronao chiuso (vano porticato antitante l’ingresso della cella del tempio). e terminava con l’adito; (genericamente, luogo impenetrabile, riservato ai sacerdoti; parte di fondo o ambiente separato),dinanzi al pronao stavano quattro colonne in linea con quelle della facciata. Quest’ultima soluzione architettonica è tipica dei templi selinuntini ma si riscontra anche a Poseidonia, Locri, Corfù e Cirene.

Tempio D

Costruito intorno al 560 a. C., mantiene in gran parte le stesse caratteristiche del tempio C. è in ordine cronologico, il secondo tempio dell’acropoli, Non si sa bene a chi sia dedicato il tempio D: alcuni lo attribuiscono a Giove Agoreo, altri ad Afrodite altri ancora ad Atena. mentre su una collina a est, ne sorgono altri tre: (G, F, E) I tre templi sono la testimonianza dell’ “ansia costruttiva di questa città commerciale” (Berwe- Gruben, op. cit.), che scaturisce, più che dalla sua fedeltà religiosa, dal forte spirito di imitazione tipico della civiltà greca.

Tempio E

Finalmente l’architettura templare selinuntina raggiunge il pieno classicismo, con le sue proporzioni aggraziate, la forte attenzione per la precisione simmetrica e la regolare organicità fra le parti. Il tempio E il più recente dei templi di Selinunte, innalzato tra il 465 e il 450 a.C.

Tempio F

Fu costruito immediatamente dopo il tempio il tempio C , l’intero basamento, come in quasi tutti i templi di Selinunte, era costituito da quattro gradini è posto al centro dei templi G ed E della collina est di Selinunte ed è stato costruito intorno al 530 a.C come si capisce dalla forma particolarmente allungata del suo naos. Un’altra caratteristica veramente insolita di questo tempio è che gli spazi tra una colonna e l’altra della peristasi erano chiusi da sottili lastre di pietra, alta 4,50 m e spessa 0,37 m, che assicuravano la segretezza delle cerimonie religiose, che si svolgevano nei portici attorno al secos. Molti storici attribuiscono il tempio F ad Atena, figlia prediletta di Zeus e divinità guerriera, saggia e prudente.

Tempio G

Per le sue caratteristiche imponenti trova similitudine al tempio di Zeus (Giove) Olimpo di Agrigento. Il Tempio G, dedicato a Zeus, oggi completamente in rovina, era uno dei più estesi dell’antichità: realizzato a più riprese, subendo un continuo processo di modifiche, tant’è che e la facciata est ebbe caratteri più arcaici rispetto a quella di ovest, eseguita in età classica. Il tempio G, a causa della sua immensa grandezza, non fu mai terminato. Venne ricostruita una delle colonne, che si erge sola sulle rovine, denominata “fuso della vecchia”.

*Tratto da Esplora Sicilia



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