Tindari, terra d’oriente tra Sparta e Bisanzio

Il nostro breve viaggio si muove tra devozione e leggenda, così intrecciate tra loro da non essere distinguibili, e ci conduce al Santuario della Madonna di Tindari, in provincia di Messina

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*La meta che oggi vi proponiamo è Tindari, comune della provincia di Messina, il cui nome greco Τύνδαρις si lega all’omonimo re di Sparta che alcuni studiosi vorrebbero padre putativo di Elena e dei Dioscuri e altri, invece, soltanto di Castore, riconoscendo Elena e Polluce come figli di Leda e Zeus e in quanto tali immortali.

Il nostro breve viaggio si muoverà tra devozione e leggenda, così intrecciate tra loro da non essere distinguibili, e ci condurrà al Santuario della Madonna “Nigra sed Formosa” , meta di pellegrinaggio tutto l’anno e in particolar modo l’8 settembre, giorno della sua nascita.

Nella mia narrazione vedrete, come in una matrioska letteraria, una storia dentro l’altra al cui centro c’è proprio la statua della Madonna di Tindari con in braccio il Bambino Gesù, scolpita in legno di cedro, che, nascosta nella stiva di una nave proveniente da oriente ai tempi dell’iconoclastia tra l’VIII e il IX secolo, arrivò sulla spiaggia di Marinello a causa di una violenta tempesta notturna e la elesse a sua dimora. Ma per farvi comprendere meglio i fatti aggiungerò altri particolari.

La mattina di quiete, che seguì a quella perturbata notte, avvenne qualcosa di inspiegabile e cioè che la nave, nonostante i ripetuti tentativi dei marinai di disincagliarla da quel tratto di mare, non riuscisse a muoversi come se una forza misteriosa glielo impedisse; quella stessa forza che, lasciata la Madonna sulla spiaggia, la aiutò vigorosamente a riprendere il largo. Sulla Vergine Nera, trovata in questa piccola rada da alcuni pescatori, fiorirono da allora racconti favolosi che richiamarono un numero sempre maggiore di devoti.

Ed è qui che si innesta la seconda storia in cui compare la strana figura di una donna che, venuta a conoscenza di questa statua in grado di compiere prodigi, recatasi col piccolo figlio al Santuario, edificato in suo onore su una rupe che domina la spiaggia del suo ritrovamento, al cospetto di quella Madonna, il cui incarnato ambrato e non niveo la rendeva ai suoi occhi poco avvenente, con un reazione alquanto sfrontata così si espresse: “Haju vinutu di luntana via ppi vidiri a una cchiù brutta di mia“.

Contemporaneamente alle parole canzonatorie, quasi a punizione del suo ardire, la donna si accorse che il suo bimbo non le era più accanto ma, rotolato dall’alto della rupe, annaspava tra le onde. Terrorizzata, rivolgendo una preghiera a quella Madre che aveva deriso e lanciandosi in una corsa disperata verso quel mare rabbioso, fu testimone di un prodigio. Le onde si ritiravano al suo passaggio, lasciando al loro posto banchi sabbiosi che le fecero riacciuffare il figlio e riportarlo in salvo sulla terraferma. La donna, grata alla Madonna di Tindari che si era dimostrata la più tenera delle madri, le chiese perdono per averla apostrofata in modo così poco appropriato e le promise di non dimenticarla mai nelle sue preghiere.

Affacciandovi dal Santuario, che regala un panorama mozzafiato, potrete notare proprio i laghetti salvifici, circondati da sabbia dorata, che si formarono in quel giorno che da funesto, grazie alla Vergine nera, diventò di festa. L’origine bizantina della statua, oltre che dal suo incarnato scuro, sarebbe avvalorata dal volto allungato che ritroviamo nelle sue raffigurazioni orientali.

Ma, lasciando il Santuario in direzione della “Grotta di Donna Villa”, dobbiamo prepararci a un nuovo incontro, sicuramente meno rassicurante, con una famelica Maga di cui si racconta che attirasse nel suo antro i naviganti per divorarli e placare la sua insaziabile fame che, quando restava insoddisfatta, le faceva conficcare le unghia nella parete di roccia che, ancora oggi, porta i segni dei suoi artigli.

Non ci resta che augurarvi di cadere tra le braccia della Madre generosa e schivare quelle della Maga impietosa.

*Articolo tratto da Blog Notes

Foto da www.messinataxiservice.com



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