I Castelli di Spadafora e Venetico, memorie di una nobile famiglia

Breve viaggio alla scoperta dei castelli di Spadafora e Venetico in provincia di Messina e della storia della famiglia che ne fu l'ultima proprietaria, fra ricordi e misteri

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*Oggi il nostro percorso potrebbe apparire labirintico per le sue tante diramazioni ma noi, come Teseo, seguiremo il filo di Arianna che ci condurrà a due castelli del messinese, quelli di Venetico e Spadafora, legati indissolubilmente alla famiglia aristocratica palermitana, il cui nome rimanda al Medio Oriente, che ne fu proprietaria.

Fortezze rese misteriose, inquietanti e, al tempo stesso, seducenti da una leggenda (mai provata) che le vorrebbe collegate da un tunnel sotterraneo da cui in tempi remoti sarebbero stati fatti passare centinaia di prigionieri e il cui pesante e continuo strascichio di catene sembrerebbe ancora udibile. Ma è giunto il tempo di fornire l’indizio che vi svelerà il nome dei suoi ultimi e nobili abitatori e per fare ciò basterà dirvi che il Castello di Spadafora era, anche, conosciuto come “Castello Samonà”.

La presenza a Spadafora dei Samonà va ricercata nel matrimonio, celebrato il 23 novembre del 1857, fra il Professor Giuseppe Samonà Caracappa e Alessandra Smith Ascenso, proprietaria della metà del Feudo di Venetico San Martino Spadafora, da cui ereditarono entrambi i castelli. Ed ecco innestarsi nella nostra narrazione una grande storia d’amore, quella fra Don Carmelo Samonà, appartenente a un antico casato siciliano discendente da una famiglia mediorientale giunta in Italia dall’Iran o secondo altre fonti dall’Anatolia centrale, e la Principessa Adele Monroy di Pandolfina e di Formosa, da una di provenienza spagnola originaria dell’Estremadura. Due giovani che non potevano essere più diversi, spregiudicato indagatore dell’occulto lui e di solida e luminosa fede lei, ma che si amavano e vissero felicemente assieme alla numerosa prole tra la palermitana Villa Ranchibile, Spadafora e Venetico, fino alla scomparsa della piccola Alessandrina, la femminuccia tanto attesa di appena quattro anni.

Villa Ranchibile a Palermo
Villa Ranchibile a Palermo
Infatti la famiglia Samonà-Monroy aveva quattro maschi, Alberto, Ferdinando, Antonio, Giuseppe e, dopo Alessandrina I, due gemelle, Maria Pace e Alessandrina, che non a caso si chiamò come la sfortunata sorellina e non a caso sarà la protagonista di “E’ Già Mattina”, libro del pronipote Alberto di cui sfoglieremo a breve qualche pagina.
 

Dal matrimonio del Cavaliere Alberto Samonà con Donna Rosa Vanni D’Archirafi nacquero, invece, Pupino (1925-2007), grande pittore, allievo di Giacomo Balla, considerato uno degli ultimi maestri dell’arte contemporanea e ricordato, fra le altre opere, per il Memoriale italiano di Auschwitz; Antonello, docente di Architettura presso l’Università degli Studi di Palermo e autore di varie pubblicazioni ad uso accademico; Paolo, Adele (Delì), sposata col barone Mario Cammarata e, infine, Gaetano, il cui matrimonio con la bellissima Armida Allegra venne celebrato proprio nel castello di Spadafora e festeggiato con gli abitanti del piccolo centro, grati per i posti di lavoro che il cavaliere, padre dello sposo, aveva creato per centinaia di venetichesi e spadaforesi.

È già mattina, a cui abbiamo già accennato è lo snodo fondamentale per il proseguo di questo nostro racconto perché riesce a ricondurci a un passato addormentato che chiedeva di essere risvegliato; a quella Palermo felicissima dei primi del Novecento, aristocratica, colta, esoterica e, purtroppo, divorata avidamente dall’ingordigia delle “bestie oscure della modernità”; al legame indissolubile tra la Principessa Adele Monroy di Pandolfina e di Formosa, donna bellissima, con la certezza della propria provata fede e Don Carmelo Samonà, esploratore di un mondo “altro”; al tenero rapporto, appena accennato di un padre, Gaetano, simbolo di una signorilità di altri tempi, e un figlio adolescente, uniti da una telefonata misteriosa che apre e chiude il libro, che proprio a quel genitore così amato è dedicato; alla storia madre di Alessandrina, la bimba che visse due volte del titolo, protagonista di un presunto caso di reincarnazione.

Castello di Venetico prima del 1908
Castello di Venetico prima del 1908

Oggi il Castello di Venetico, che fu danneggiato dal sisma che colpì Messina nel 1908, restaurato nel 1920 da Carmelo Samonà e dalla sorella Caterina e nel 1958-60 dai fratelli Alberto e Antonio Samonà, conserva la sua cinta muraria con due torrioni e parte dei cammini di ronda. Del suggestivo ponte levatoio, in cui un tempo culminava la scalinata, non vi è più traccia. Quello di Spadafora, invece, restaurato da alcuni anni (no comment sul come), prima a cura della Soprintendenza di Catania e successivamente di quella di Messina, ha potuto rivivere, per un giorno, le atmosfere di un tempo: al suo interno, infatti, il 28 ottobre 2015 si è tenuto “Al di là della porta”, un laboratorio di narrazione ideato proprio da Alberto Samonà che, da padrone di casa, ha condotto i partecipanti alla scoperta dei suoi misteri, rendendoli partecipi di un racconto di vita che ha intrecciato luoghi vissuti e perduti con eventi storici così veloci da travolgere atmosfere che un attimo prima erano presente e un attimo dopo già solo passato.

E così, l’antico maniero ha sentito risuonare, ancora una volta, una voce di famiglia che, forse, avrà fatto accelerare i battiti del cuore di quei Lari che, sicuramente, lo abitano e custodiscono.

A noi non resta che augurarvi buon viaggio tra le pieghe di una avvincente saga familiare che, pur continuando nel nostro tempo, è e resterà senza tempo.

Tratto da Blog Notes



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