Scoprire il Teatro Massimo, tra storia, arte, numerologia e leggende

Oggi siamo a Palermo, per varcare la soglia del Teatro Massimo, il più grande tempio della musica lirica in Italia, il terzo in Europa, dopo l’Opera National de Paris e lo Staatsoper di Vienna

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*Oggi vi accompagniamo a Palermo ( Zyz per i Fenici, Pànhormos per i Greci, Panormus per i Romani, Balarm per gli Arabi e Balarmuh per i Normanni) per varcare la soglia del Teatro Massimo, il più grande tempio della musica lirica in Italia, il terzo in Europa, dopo l’Opera National de Paris e lo Staatsoper di Vienna, la cui apertura avvenuta l’11 maggio del 1897, col Falstaff di Giuseppe Verdi, fece esclamare a un infastidito Re Umberto: “Palermo aveva forse bisogno di un teatro così grande?”

Ma arrivare ad aprirne i battenti fu tutt’altro che facile per il suo progettista Giovan Battista Filippo Basile che morì senza vedere ultimata la sua opera, completata, però, dal figlio Ernesto che, raffinatissimo rappresentante del Liberty europeo, si servì di Vittorio Ducrot, un designer ante litteram, per le decorazioni e gli arredi e di Ettore De Maria-Bergler, allievo di Antonino Leto e di Francesco Lojacono, per il palco.

Ma a rendere unico questo Teatro sono anche tanti altri particolari: la rotonda del mezzogiorno o sala pompeiana, riservata in origine ai soli uomini, che ha un particolarissimo rimbombo che permette, a chi si trova al suo centro, di udire la propria voce amplificata; due leoni in bronzo collocati ai due lati della scalinata e sormontati da due figure femminili, “La Tragedia”, opera di Benedetto Civiletti e “La Lirica” di Mario Rutelli; un busto scolpito da Antonio Ugo, sempre nei pressi della scalinata, in memoria di Giuseppe Verdi a cui è intitolata la piazza; una cancellata in ferro finemente decorata e due chioschi, quelli di Ribaudo (1894) e Vicari (1897), posti ai lati del marciapiedi che dividono la piazza dalla via Maqueda.

Ma passando dall’arte alla leggenda, si narra che su questo Teatro aleggi la maledizione dell’enigmatico numero 23, gli anni impiegati per la sua costruzione e per la riapertura (1974/1997) , che, a sua volta, rimanderebbe alla dea Eris, alle malvagie divinità dei miti di Cthulhu, creatura immaginaria e semi-divina ideata dallo scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft, ai Gran Maestri dei Templari, alle coltellate di Giulio Cesare e alle frustate di Gesù Cristo prima dell’apparizione di Satana.

Ma, vi starete chiedendo, quale creatura malvagia abbia potuto lanciare un simile anatema. E qua il “coup de théâtre”, che ci rivela che a farlo sarebbe stata una “monachella” a cui, durante l’edificazione del Teatro che portò all’abbattimento della Chiesa e Monastero delle Stimmate, della Chiesa e Monastero di San Giuliano e della Chiesa di Sant’Agata, avrebbero profanato la tomba e che, per questo motivo, continuerebbe ad aggirarsi inquieta all’interno del Teatro.

Chiudiamo questo nostro breve viaggio con l’epigrafe scolpita sul frontone che recita: “L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. Ed è proprio vero. Lunga vita al Teatro Massimo, il tempio dei palermitani che amano il bello e la musica, che è arte.

  • Tratto da Blog Notes


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