A Lampedusa ai nastri di partenza le iniziative della “Via dei Dammusi”

Sarà aperta alla fruizione martedì 30 maggio alle 11 a Lampedusa la Via dei Dammusi, percorso culturale che mira a valorizzare gli originali “dammusi lampedusani”, le tipiche costruzioni presenti anche nell’isola delle Pelagie.

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LAMPEDUSA – Sarà aperta alla fruizione martedì 30 maggio alle 11 a Lampedusa la Via dei Dammusipercorso culturale che mira a valorizzare gli originali “dammusi lampedusani”, le tipiche costruzioni presenti anche nell’isola delle Pelagie. L’inaugurazione avverrà alla presenza del sindaco Giusy Nicolini e del Sovrintendente ai Beni culturali e ambientali di Agrigento, Gabriella Costantino.

Nell’ambito dell’iniziativa, si terranno visite guidate del professore Tommaso La Mantia e un workshop organizzati con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’università di Palermo, e di Bernardo Agrò, curatore e progettista di “Antiquarium Casa Teresa – Antiche tecniche colturali e nuove generazioni”, progetto volto alla valorizzazione degli antichi luoghi della memoria presenti a LampedusaCon la partecipazione di Terra Onlus (Silvia Cama), di Legambiente Sicilia e dei Licei Turistico e Alberghiero di Lampedusa. In pratica, i ragazzi si riapproprieranno dei luoghi che appartengono alla loro terra e alla loro cultura, sperimentando attività volte all’accoglienza turistica e alla promozione dell’isola.

L’iniziativa, della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Agrigento, condivisa dal Comune di Lampedusa e Linosa, ha lo scopo di realizzare un meccanismo di fruizione museale territoriale attraverso la realizzazione di percorsi tematici su base scientifica, partendo dal presupposto che l’isola costituisce un unico “Spazio Museo” dai molteplici e variegati interessi culturali.

Gli appuntamenti che prendono il via il 30 maggio non sono un fatto isolato, ma costituiscono il momento di arrivo di un percorso di valorizzazione dell’offerta culturale, iniziato già nel 2006 con il restauro dell’antica struttura di Casa Teresa e con la creazione dell’Antiquarium, una iniziativa promossa dalla Sezione per i Beni Etno-antropologici, oggi Beni Paesaggistici e Demo-etnoantropologici, diretta da Antonino Fera.

E nello stesso 2006 la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Agrigento aveva inaugurato lo  spazio museale di Casa Teresa, con una mostra documentaria dedicata al dammuso lampedusano e alle emergenze naturalistico-paesaggistiche dell’isola. Il progetto costituiva fin da allora l’iniziale circuito di fruizione dei siti culturali di Lampedusa, comprendente le aree archeologiche urbane, fra cui le antiche strutture artigianali per la lavorazione del pesce di cala Salina e i resti dell’abitato romano di età imperiale di piazza Brignone – collegate alle più moderne.

Quel percorso è poi proseguito con ulteriori progetti con la cura scientifica di Bernardo Agrò. Uno di questi è stato volto al recupero delle antiche essenze arboree di Lampedusa e al loro restauro, finalizzato alla ritrovata memoria del paesaggio attraverso la lettura delle fonti storico-documentarie e iconografiche. Si tratta, in pratica, di un percorso di recupero della memoria, proseguito anche con il progetto ribattezzato“Antiche tecniche colturali e nuove generazioni” e con il Museo della Fiducia e del Dialogo, realizzato nell’antico edificio di piazza Castello che domina il porto vecchio di Lampedusa.

Le iniziative proseguiranno mercoledì 31 maggio, alle 11, proprio con la presentazione dell’allestimento museale Land del Giardino di Casa Teresa. Interverrà il professore Tommaso La Mantia. Lo spazio Land accoglie le specie arboree che facevano parte del paesaggio di Lampedusa prima del 1843 (anno in cui iniziò una trasformazione perentoria e basta sulla conduzione agricola) e insieme all’Antiquarium e al suo giardino si candidano a costituire uno scrigno che preservi e conservi la memoria di specie altrimenti nascoste se non scomparse. E non è un caso, a questo proposito, l’assonanza con la tradizione colturale di Pantelleria e di Malta, volta alla conoscenza della conservazione delle specie di grande valore naturalistico.

Il progetto mira a promuovere Lampedusa come isola dell’accoglienza e dei passaggi, luogo della rinascita e del recupero del paesaggio, legato alla fatica dell’uomo nella sua continua trasformazione. È per queste ragioni che questo progetto, partendo dal restauro di un bene monumentale che è costituito dall’Antiquarium di Casa Teresa – luogo ed insediamento singolare, emblematico, che connota l’isola e che costituisce carattere identitario per gli isolani – rappresenta oggi un simbolo e l’occasione per un viaggio della cultura, arricchito da scambi e similitudini.

Altro appuntamento sarà il 1° giugno, con la visita del coordinatore delle riserve di Legambiente Sicilia e la presenza sull’isola dei rappresentanti di Fondazione ‘Umanamente’, sostenitori del progetto “P’orto di Lampedusa” dell’associazione Terra Onlus.

Inoltre, nelle prossime settimane sarà anche presentato il volume Memoria del Paesaggio di Bernardo Agrò, che racconta i luoghi e l’importanza di custodirne la memoria, al fine di preservarne gli aspetti paesaggistici e ambientali. La memoria, dunque, quale possibilità di riappropriarsi dei territori, seguendo un filo rosso che unisca passato e presente, storia e architettura del paesaggio.

Le iniziative in programma costituiscono il punto di arrivo di un lungo percorso, con tappe anche recenti. Nelle scorse settimane si è tenuta una conferenza per illustrare il progetto, alla quale sono state coinvolte le scolaresche di Lampedusa. È, inoltre, in corso l’allestimento di pannelli didattici e l’iniziativa sarà promossa anche attraverso il sito internet www.antiquariumcasateresa.it e mediante un’apposita pagina Instagram, dove i fruitori potranno postare video e “ritratti della bellezza”.

Il sindaco Giusy Nicolini nell’esprimere la propria soddisfazione circa la funzione e la valenza dei progetti, utili alla nascita del cosiddetto unico “Spazio Museo”, spiega che “è stato fatto un grande passo che dota Lampedusa di un circuito di visita museale moderno ed efficace e che pone Lampedusa al pari dei più grandi musei italiani e centri-mostre, fornendo ai visitatori e viaggiatori dell’isola una pregevole offerta culturale, che pone buone prospettive di crescita rimarcando il segmento culturale quale valore prioritario nella commercializzazione di Lampedusa come destinazione turistico-culturale. Oggi Lampedusa vanta la realizzazione degli orti urbani, attraverso una progettazione partecipata, dalla quale è scaturita l’esigenza che i Lampedusani hanno avvertito non da ora con un’azione intrapresa nel tempo e che avuto i suoi frutti seppur iniziali proprio in questi giorni in apparente casuale coincidenza con il progetto avviato da questa Soprintendenza.”.

“Le attività, la storia, la memoria descritte nel volume Memoria del Paesaggio con la cura scientifica di Bernardo Agrò – spiega ilSoprintendente Gabriella Costantino – di fatto riconnettono i lampedusani ai loro spazi, ai terreni che hanno trasformato, ora per fare posto alle coltivazioni ora per governare la natura divenuta puntuta e sterile. La  valorizzazione delle sue note bellezze naturali e incontaminate dalle spiagge unita alla naturalità vegetazionale, vuole mutuare e riprendere quel lavoro dell’uomo che ha innescato trasformazione e la forma urbana. Il progetto – sottolinea Il Soprintendente –si avvalso dei contributi di università, enti scientifici e associazioni culturali, mirando al recupero della identità locali e alla presa di coscienza dei valori culturali innescando una  partecipazione delle comunità locali e della  società civile svolgendo così un ruolo di avvicinamento del pubblico alle tematiche di sensibilizzazione e conoscenza dei  beni culturali presenti sull’Isola”.

Guarda il video della Via dei dammusi https://www.youtube.com/watch?v=zAJJOtw0RS4

Via dei Dammusi

I dammusi, sulla scorta di alcuni studi scientifici effettuati dalla Soprintendenza di Agrigento  sarebbero presenti nell’isola fin dall’epoca della colonizzazione borbonica. In molti casi sarebbero serviti ad uso agricolo, come dimostrano i muri a secco per il contenimento della terra che, altrimenti, sarebbe andata dispersa per effetto delle della deflazione eolica.

Le costruzioni (almeno la gran parte dei resti riconosciuti a Capo Grecale, Poggio Monaco, San Fratello, Cimitero Vecchio e in altri luoghi) troverebbero un confronto in un tipo assai caratteristico di costruzione probabilmente di epoca bizantina, presente nel deserto israeliano del Negev, interpretata sempre in funzione agricola e tipica di un’area, nella quale scarsa era la propensione naturale dei suoli ad uno sfruttamento colturale degli stessi.

Il dammuso lampedusano è direttamente correlato alla colonizzazione dell’isola avvenuta nel 1843. Fino ad allora le fonti e le carte topografiche non indicano la presenza di tipologie rurali preesistenti adibite ad uso abitativo, al contrario, vengono rilevate

la preesistenza di grotte e di strutture agricole quali mandre e muri di recinzione tipicamente correlati ad una economia ed ad uno sfruttamento del territorio di tipo pastorale ed agricolo.

Tale vocazione continuerà anche dopo la pianificazione della colonizzazione che prevederà per i coloni contadini la costruzione di alloggi residenziali nell’area del porto. La scelta di concentrare i residenti in un’area specifica risponderà più che ad una effettiva esigenza di organizzazione agricola, a esigenze dettate da motivi di sicurezza e salvaguardia messe a rischio dalle frequenti minacce barbaresche causa del lungo periodo del basso livello di antropizzazione del territorio.

L’edificazione da parte del governo borbonico dei cosiddetti “Sette Palazzi” e delle altre abitazioni contigue che negli anni andranno a costituire il tessuto urbano di Lampedusa ben presto si dimostrerà inadeguata alle necessità soprattutto dei “villici”, contadini che spesso preferirono continuare ad abitare gli antichi rifugi dislocati in prossimità degli appezzamenti di terreno loro assegnati che rispondevano meglio alle esigenze lavorative di tipo agricolo.

Il Dammuso Grande di Casa Teresa

La fondazione del dammuso di ” Casa Teresa”, il cui proprietario era di origine pantesca, si attesta tra il 1876 e 1877.

Sembra plausibile affermare che sia stato tra i primi dammusi costruiti a Lampedusa o probabilmente il più rilevante tra quelli esistenti fino a quel momento

Oltre a costituire un museo di se stesso, dove il visitatore è immerso nell’antico incedere degli spazi dedicati alla vita di cultura materiale dei primi anni dell’800 prime tracce di antropizzazione moderna dell’isola, Casa Teresa costituisce una delle più antiche singolarità architettoniche.

 

Il Restauro Arboreo

Il progetto del restauro arboreo degli spazi di Casa Teresa impone una riflessione legata alla tradizione materiale del costruire nell’area mediterranea.

I percorsi di fruizione tengono conto della natura dell’isola e della necessità di ampliare l’offerta museale a seguito dei risultati delle ricerche etnoantropologiche, naturalistiche e paesaggistiche prodotte fino ad oggi.

Il progetto di recupero arboreo, rappresenta un esempio di recupero della “memoria paesaggistica”, andata persa in occasione di alcune vicende storiche. Esso si inserisce in un sistema integrato dei beni culturali dell’Isola, in cui le diverse tipologie di tutela e fruizione si intrecciano. La sostenibilità del progetto è garantita dalla necessità di ottimizzare le fasi di rilancio del sistema museale isolano, includendo un nuovo argomento di studio e musealizzando gli aspetti naturalistici fino ad oggi non interessati  dalla grande fruizione.



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